lo ammetto.
con amy e' stato amore a prima vista.
l'espressione, l'attitudine, la voce e l'accento iper-british (ero tornato da qualche mese da londra, e mi apprestavo a tornarci...) mi hanno fulminato dai primi secondi del video di "stronger than me "
l'acquisto di "frank" e' stato praticamente immediato, ed e' stato uno di quei rari dischi che, seppur non perfetto, sai di stare ascoltando al posto giusto nel momento giusto.
di quelli in cui a ogni parola, o quasi, dici "eh che cazzo, si'... come lo sai che mi sta succedendo?"
- nota a margine: ho sempre trovato amy, seppur oggettivamente non una bellezza (eufemismo mode: ON), incredibilmente sensuale e attraente. probabilmente anche per il fatto che la personalita' che traspariva da disco e video era quella di una donna dal carattere forte, decisa, con le palle. talmente con le palle da non aver paura di mostrare anche le proprie debolezze.
dammi una donna cosi' che l'assicuro ai lloyd's (cit.) -
l'uscita di "back to black" e' stata per me attesa con salivazione pavloviana, e le aspettative non sono state disilluse (se non per il fatto di aver fatto uscire qualcosa come 47 versioni special o deluxe con inediti, remiccs ricchipremiecotillons, ma qui e' tutto business and, we knows it, business never personal).
fatto sta che, vuoi per le vicissitudini personali della nostra amy che non lasciano intravedere nulla di buono per il futuro, vuoi per la proverbiale lungimiranza (sarcasmo mode: ON) dei discografici, il fenomeno del giorno sembra essere quello delle cosiddette "new amys" (termine incontrato per la prima volta tramite il tumbler di kekkoz), ovvero cantanti che per stile, attitudine e voce possono essere accostate all'originale.
principali (uniche?) esponenti del genere sono adele e duffy, entrambe fresche di album d'esordio (rispettivamente "19" e "rockferry")
ammetto di essermi avvicinato con una certa dose di curiosita' ma anche di diffidenza al fenomeno... dopo svariati ascolti (i primi mi avevano lasciato freddino anzicheno') sono giunto alla conclusione che, nonostante entrambe unite non facciano un decimo del carisma di amy, e abbiano comunque un appeal piu' pop e decisamente meno black, le due fanciulle non sono da buttare via. adele ha un singolo killer (chasing pavements) ma un disco piu' altalenante (leggasi: lagnoso), duffy e' meno immediata, ma il suo lavoro si fa ascoltare meglio nella sua totalita'.
amy, non ti preoccupare, rimani il mio primo amore (anche se i heard love is blind...)